Le ricerche italo-slovene nella grotta Tina Jama sono condotte dall’Università Ca’ Foscari Venezia, titolare della concessione di scavo del Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, sotto la direzione scientifica di Federico Bernardini. Lo scavo è realizzato in collaborazione con l’Institute of Archaeology, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts (ZRC SAZU), il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e l’Università degli Studi di Siena. Le indagini hanno permesso di esplorare il deposito archeologico fino a ricchi livelli del Mesolitico recente, fornendo dati preziosi per comprendere la transizione tra il Mesolitico finale e le prime fasi del Neolitico.
La campagna di ricerca 2026 è stata realizzata nell’ambito del progetto dell’Institute of Archaeology ZRC SAZU “Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic”, diretto da Elena Leghissa e finanziato nell’ambito del programma di ricerca “Archaeological Research (2022–2027)” (P6-0064).
Ritrovati eccezionali manufatti in corno di cervo, numerosi manufatti in selce utilizzati per la produzione di punte di freccia, ornamenti in osso e in conchiglia, oltre a un dente umano
Sabato 10 ottobre verranno effettuate visite guidate gratuite al sito
I risultati degli scavi, l’ascia in corno di cervo e gli altri reperti
Non lontano dalla cima del monte Lanaro/Volnik, nella Tina Jama, nel Comune di Sgonico/Zgonik, nel Carso triestino, le ricerche italo-slovene in corso stanno permettendo di ricostruire, attraverso moderne metodologie di scavo, la fase di transizione tra le ultime comunità di cacciatori-raccoglitori mesolitici e l’arrivo dei primi gruppi neolitici nell’Adriatico nord-orientale circa 7500 anni fa.
Sta infatti per concludersi la quarta campagna di scavi, condotta su concessione ministeriale sotto la direzione del dott. Federico Bernardini del Venice Centre for Digital and Public Humanities e del Centro Studi Archeologia Venezia dell’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con l’ Institute of Archaeolgy, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts, finanziatore della campagna di scavo 2026, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam, il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Siena e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.
Le ricerche sono state realizzate anche grazie alla collaborazione con i proprietari del terreno, Marino Pernarcich e Paola Zivec e le aziende agricole Marucelli Omar e Milič Zagrski, che, con il loro entusiastico supporto e il fondamentale sostegno logistico, hanno reso possibile l’attività di ricerca sul campo.
Gli scavi, che segnano una ripresa delle indagini archeologiche nelle grotte del Carso dopo alcuni decenni di inattività, hanno permesso di raggiungere e indagare un ricco deposito riferibile al Mesolitico recente, immediatamente sottostante ai livelli legati ai primi gruppi neolitici.
Nell’area carsica e istriana, le testimonianze degli ultimi gruppi di cacciatori-raccoglitori sono generalmente elusive e spesso caratterizzate da sequenze stratigrafiche interrotte o alterate da processi antropici e/o naturali. Il deposito messo in luce nella grotta Tina Jama rappresenta pertanto un contesto eccezionale, non solo per la ricchezza di reperti, ma soprattutto per il suo potenziale contributo alla comprensione dei processi di trasformazione legati all’arrivo dei primi gruppi neolitici e all’introduzione di nuove pratiche di sussistenza, tra cui l’agricoltura e l’allevamento.
Sono stati rinvenuti numerosi manufatti in pietra di piccole dimensioni, tra cui caratteristici elementi di punte di freccia di forma trapezoidale e scarti legati al loro processo produttivo, nonché punte in osso e ornamenti in conchiglie sia marine che di acqua dolce, testimoni delle variazioni dell’ambiente nel corso del tempo. Degni di nota sono alcuni canini atrofici di cervo forati, utilizzati come pendagli, uno dei quali presenta tracce d’ocra. Numerose tracce di ocra sono state inoltre rinvenute nel deposito, in alcuni casi associate a sostanze adesive conservate su strumenti in selce. Il rinvenimento di un dente di un bambino potrà fornire nuovi dati sulle popolazioni del Mesolitico recente.
Di particolare rilievo è il rinvenimento di un gruppo di manufatti in corno di cervo, tra cui una grande ascia che presenta le tracce di un foro non completato, confrontabile con simili reperti dell’Europa centrale e settentrionale, ma quasi senza confronti in ambito italiano. A poca distanza dall’ascia è venuto alla luce un oggetto piuttosto enigmatico, costituito da una porzione di un corno di cervo lunga circa 11 cm che presenta un foro trasversale largo circa 1 cm e una perforazione longitudinale centrale. Potrebbe trattarsi di uno strumento utilizzato per raddrizzare le aste delle frecce, ma ulteriori analisi saranno necessarie per comprenderne la funzione e il significato.
Parte di questi resti proviene da un livello caratterizzato dalle probabili tracce di un accampamento organizzato attorno a un focolare, collocato nella parte più riparata della grotta e delimitato da una struttura di pietre e blocchi all’ingresso.
LE DICHIARAZIONI DEGLI STUDIOSI
“I primi gruppi neolitici raggiungono il Carso risalendo la costa della Dalmazia e dell’Istria attorno a 7500 anni fa, con un ritardo di alcune centinaia di anni rispetto all’Istria meridionale – spiega Federico Bernardini, direttore dello scavo e docente di Metodologia della ricerca archeologica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari Venezia. Si ritiene che in questa fase abbiano avuto un ruolo rilevante le ultime comunità mesolitiche di cacciatori-raccoglitori, le cui testimonianze sono tuttavia poco documentate ed elusive. Alla Tina Jama abbiamo avuto la fortuna di scavare una ricca sequenza tardo mesolitica e speriamo che lo studio del contesto e dei materiali raccolti permetta di gettare luce su questa fase di trasformazione ancora poco nota».
“Gli scavi di quest’anno si sono focalizzati sulla fase di transizione tra i livelli del Mesolitico finale e gli strati riferibili all’arrivo dei primi gruppi neolitici, un periodo di svolta nella storia umana ancora poco noto nell’area dell’Adriatico settentrionale. La sequenza stratigrafica conservata nella Tina Jama offre un’opportunità particolarmente importante per indagare questo processo di trasformazione”, ha affermato Elena Leghissa, ricercatrice dell’Institute of Archaeology, Research Centre of the Slovenian Academy of Sciences and Arts (ZRC SAZU) e responsabile del progetto.
“L’ascia e gli altri manufatti in corno, ancora in fase di studio, rappresentano rinvenimenti eccezionali per l’Italia. Oltre alla ricchezza del deposito, lo scavo, condotto su un’ampia superficie, ha permesso di identificare i resti di un accampamento mesolitico, organizzato attorno a un focolare e delimitato da una struttura di pietre e blocchi all’ingresso della grotta. Si tratta di un contesto di grande rilievo, con pochi confronti nell’area del Caput Adriae”, hanno aggiunto Federico Bernardini ed Elena Leghissa.
“Il sito è ricco di reperti faunistici in ottimo stato di conservazione, e questo permette uno studio archeozoologico di dettaglio. Al momento, la ricerca si sta concentrando sul passaggio dal Mesolitico al Neolitico quando, con l’arrivo dell’allevamento, lo sfruttamento dell’ambiente carsico è cambiato in modo radicale. I dati finora emersi sono di grande interesse, perché mostrano aspetti ancora poco noti dell’economia di sussistenza delle popolazioni preistoriche dell’area.” ha dichiarato Francesco Boschin, professore presso il Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Siena e responsabile delle analisi archeozoologiche del sito.
Sabato 10 ottobre l’Open Day: VISITE GUIDATE
Per condividere con la cittadinanza e far conoscere l’importanza dei rinvenimenti, sono state organizzate due visite guidate gratuite agli scavi. Sabato 10 ottobre 2026 Federico Bernardini ed Elena Leghissa condurranno i visitatori all’esplorazione del sito.
Orario e luogo di ritrovo: 10.00 e 14.00 parcheggio alla base del sentiero numero 5A per il Lanaro, collocato circa 300 m a nord dell’agriturismo Milič Zagrski (https://www.facebook.com/AgriturismoMilicSagrado).
La risalita alla grotta richiede circa mezz’ora di cammino per persone allenate. Si consigliano abbigliamento e calzature adeguate.
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JAMA TINA JAMA – ZGONIK/SGONICO
NOVA SPOZNANJA O PREHODU MED MEZOLITSKIMI LOVCI IN NABIRALCI TER PRVIMI NEOLITSKIMI SKUPINAMI NA SEVEROVZHODNEM JADRANU
REDKA SEKIRA IZ JELENOVEGA ROGOVJA, KAMNITI ELEMENTI PUŠČIC, OKRASKI IZ ŠKOLJK IN KOSTI TER ČLOVEŠKI OSTANKI, ODKRITI V 8000 LET STAREM MEZOLITSKEM TABORU NA TRŽAŠKEM KRASU
Italijansko-slovenske raziskave v jami Tina Jama izvaja Univerza Ca’ Foscari v Benetkah na podlagi dovoljenja za arheološka izkopavanja, ki ga je izdalo italijansko Ministrstvo za kulturo – Nadzorništvo za arheologijo, likovno umetnost in krajino Furlanije – Julijske krajine. Raziskave potekajo pod znanstvenim vodstvom Federica Bernardinija. Izkopavanja potekajo v sodelovanju z Inštitutom za arheologijo Znanstvenoraziskovalnega centra Slovenske akademije znanosti in umetnosti (ZRC SAZU), Mednarodnim centrom za teoretično fiziko Abdus Salam in Univerzo v Sieni ter pod nadzorništvom Ministrstva za kulturo – Nadzorništva za arheologijo, likovno umetnost in krajino Furlanije Julijske krajine, so omogočile raziskavo arheoloških plasti v jamskem najdišču Tina Jama vse do bogatih plasti iz mlajšega mezolitika. S tem so bili pridobljeni dragoceni podatki za razumevanje prehoda med poznim mezolitikom in najzgodnejšimi fazami neolitika.
Raziskovalna kampanja leta 2026 je bila izvedena v okviru projekta Inštituta za arheologijo ZRC SAZU »Tina Jama: Stratigraphy of Prehistoric Transitions in the Northern Adriatic« (Tina Jama: stratigrafija prazgodovinskih prehodov v severnem Jadranu), ki ga vodi Elena Leghissa in je financiran v okviru raziskovalnega programa »Arheološke raziskave (2022–2027)« (P6-0064).
Odkriti izjemni izdelki iz jelenovega rogovja, številni kremenovi izdelki, uporabljeni pri izdelavi puščičnih osti, okraski iz kosti in školjk ter človeški zob.
V soboto, 10. oktobra, bosta potekala brezplačna vodena ogleda najdišča
Rezultati izkopavanj, sekira iz jelenovega rogovja in druge najdbe
Nedaleč od vrha Lanaro/Volnik, v jamskem najdišču Tina Jama v občini Zgonik/Sgonico na Tržaškem krasu, potekajo italijansko-slovenske raziskave, ki s sodobnimi metodami arheoloških izkopavanj omogočajo omogočajo nov vpogled v obdobje prehoda med zadnjimi mezolitskimi skupnostmi lovcev in nabiralcev ter prvimi neolitskimi skupinami, ki so na območje severovzhodnega Jadrana prispele pred približno 7500 leti.
Četrta sezona izkopavanj se je pravkar zaključila. Potekala je z dovoljenjem italijanskega Ministrstva za kulturo in pod nadzorom Nadzorništva za arheologijo, likovno umetnost in krajino Furlanije – Julijske krajine, pod vodstvom dr. Federica Bernardinija iz Venice Centre for Digital and Public Humanities in Centro Studi Archeologia Venezia Univerze Ca’ Foscari v Benetkah ter v sodelovanju z Inštitutom za arheologijo ZRC SAZU, ki je financiral izkopavanja v letu 2026, Mednarodnim centrom za teoretično fiziko Abdus Salam (ICTP) in Univerzo v Sieni.
Raziskava je bila izvedena tudi po zaslugi sodelovanja lastnikov zemljišč, Marina Pernarcicha in Paole Zivec, ter kmetij Marucelli Omar in Milič Zagrski, katerih zagnana podpora in temeljita logistična organizacija sta omogočili terensko delo.
Izkopavanja, s katerimi so po več desetletjih ponovno oživele arheološke raziskave kraških jam, so omogočila raziskati bogate plasti iz poznega mezolitika, ki ležijo neposredno pod plastmi, povezanimi s prvimi neolitskimi skupinami.
Na območju Krasa in Istre so sledovi zadnjih skupin lovcev in nabiralcev praviloma težko prepoznavni, arheološke plasti iz tega obdobja pa so pogosto le delno ohranjene ali spremenjene zaradi človekovega delovanja in naravnih procesov. Plasti, odkrite v jami Tina Jama, so zato izjemno pomembne ne le zaradi številnih najdb, temveč predvsem zato, ker omogočajo boljše razumevanje prehoda med zadnjimi skupnostmi lovcev in nabiralcev ter prvimi neolitskimi skupinami in sprememb v načinih pridobivanja hrane, povezanih z uveljavljanjem poljedelstva in živinoreje.
Odkriti so bili številni drobni kamniti izdelki, med njimi značilni trapezi, ki so bili uporabljeni kot kamniti elementi puščic, ter ostanki njihove izdelave, pa tudi koščene konice ter okraski iz morskih in sladkovodnih školjk. Posebej velja omeniti obeske iz zakrnelih jelenovih podočnikov, ki so bili za obešanje preluknjani; na enem od njih so ohranjene tudi sledi okre. V plasteh so bili odkriti tudi številni koščki okre, njeni ostanki pa so se v nekaterih primerih ohranili skupaj z lepilnimi snovmi na kremenovih orodjih. Najdba otroškega zoba bo lahko prispevala nove podatke o populacijah poznega mezolitika.
Med najzanimivejšimi odkritji je skupina izdelkov iz jelenovega rogovja. Med njimi izstopa polizdelek velike sekire z nedokončano odprtino za nasaditev. Podobne sekire poznamo iz srednje in severne Evrope, medtem ko so na območju Italije zelo redke. Nedaleč od nje je bil odkrit še nenavaden predmet, izdelan iz približno 11 cm dolgega dela jelenovega rogovja, s približno centimeter široko prečno odprtino in vzdolžno perforacijo. Morda gre za orodje za ravnanje puščičnih držajev, vendar bodo za natančnejšo opredelitev njegove funkcije potrebne nadaljnje analize.
Del teh najdb je bil odkrit v plasti s sledmi mezolitskega tabora, na katerega kažeta kurišče v bolj zavetnem delu jame ter ureditev prostora ob njenem vhodu s kamni in skalnimi bloki.
IZJAVE RAZISKOVALCEV
»Prve neolitske skupine so na Kras prispele vzdolž dalmatinske in istrske obale pred približno 7500 leti, nekaj stoletij pozneje kot v južno Istro. Domnevamo, da so imele v tem obdobju pomembno vlogo zadnje mezolitske skupnosti lovcev in nabiralcev, vendar so njihove sledi slabo dokumentirane in težko prepoznavne. V jami Tina Jama smo imeli srečo, da smo lahko raziskali bogate plasti iz poznega mezolitika, in upamo, da bodo raziskave tega konteksta in odkritega gradiva prispevale k boljšemu poznavanju tega še vedno slabo raziskanega obdobja,« je povedal vodja izkopavanj Federico Bernardini, predavatelj metodologije arheološkega raziskovanja na Oddelku za humanistične študije Univerze Ca’ Foscari v Benetkah.
»Letošnja izkopavanja so bila osredotočena na prehod med plastmi poznega mezolitika in tistimi, povezanimi s prihodom prvih neolitskih skupin – na prelomno obdobje v zgodovini človeštva, ki je na območju severnega Jadrana še vedno slabo poznano. Ohranjena stratigrafija najdišča Tina Jama ponuja izjemno priložnost za raziskovanje teh sprememb,« je dodala Elena Leghissa, znanstvena sodelavka na Inštitutu za arheologijo ZRC SAZU in vodja projekta.
»Sekira in drugi izdelki iz rogovja, katerih poizkopavalna obdelava in analize še potekajo, so za območje Italije izjemne najdbe. Poleg bogastva arheoloških plasti so izkopavanja na razmeroma veliki površini omogočila prepoznati tudi ostanke mezolitskega tabora s kuriščem v bolj zavetnem delu jame ter s kamni in skalnimi bloki zamejenim prostorom ob njenem vhodu. Gre za izjemen arheološki kontekst, za katerega poznamo le malo primerjav na območju Caput Adriae,« sta dodala Federico Bernardini in Elena Leghissa.
»Najdišče je bogato z živalskimi ostanki, ki so zelo dobro ohranjeni, kar omogoča podrobne arheozoološke raziskave. Trenutno se raziskave osredotočajo na prehod iz mezolitika v neolitik, ko se je z začetki živinoreje izraba kraškega okolja pomembno spremenila. Dosedanji podatki so zelo zanimivi, saj omogočajo boljše razumevanje še slabo poznanih načinov preživljanja prazgodovinskih skupnosti na tem območju,« je povedal Francesco Boschin, profesor na Oddelku za fizikalne vede, vede o Zemlji in okolju Univerze v Sieni ter vodja arheozooloških analiz najdišča.
Sobota, 10. oktober – DAN ODPRTIH VRAT: VODENA OGLEDA
Da bi najdbe predstavili javnosti in približali njihov pomen, bosta organizirana dva brezplačna vodena ogleda arheološkega najdišča. V soboto, 10. oktobra 2026, bosta obiskovalce po najdišču vodila dr. Federico Bernardini, vodja arheoloških izkopavanj, in dr. Elena Leghissa, vodja projekta.
Čas in kraj zbiranja: ob 10.00 in ob 14.00 na parkirišču ob začetku poti št. 5A na Lanaro/Volnik, približno 300 m severno od turistične kmetije Milič Zagrski (https://www.facebook.com/AgriturismoMilicSagrado).
Vzpon do jame za telesno pripravljene obiskovalce traja približno pol ure. Priporočamo primerna oblačila in pohodno obutev.











Ultima modifica: 7 Ottobre 2026
